
AGA - Associazione Giochi Antichi
Fondata a Verona nel 2002 da un gruppo di appassionati giocatori di S-cianco (Lippa), l'Associazione Giochi Antichi (AGA) è una realtà dinamica nel panorama del Gioco e Sport Tradizionale italiano con relazioni e attività a carattere locale, nazionale e internazionale. Fa parte di ITSGA (International Traditional Sport and Game Association) e AEJeST (Association Européenne Jeux et Sports Tradiotinnels).
Missione principale dell’Associazione è la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio ludico tradizionale, attraverso il riconoscimento del suo valore culturale e il sostegno delle comunità che lo trasmettono. Nel continuare a praticare il patrimonio ludico, espressione della cultura del loro territorio, queste comunità di giocatori e giocatrici contribuiscono a mantenere viva la diversità dei Giochi e Sport Tradizionali, elementi del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità (come definito dalla Convenzione UNESCO 2003) Il lavoro di AGA è dedicato a loro.
Nota metodologica: Il gruppo di lavoro dedicato al progetto “Cibo e Gioco” si muove in un contesto di ricerca territoriale applicata, con obiettivi conoscitivi che devono saldarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile e salvaguardia dettati dalle politiche di riferimento e dal rispetto della volontà degli attori sociali. La definizione di salvaguardia proposta dall’UNESCO (art.2 della Convenzione UNESCO 2003) insiste sulla centralità degli attori sociali – comunità gruppi e individui - e sulla vitalità delle pratiche, che comporta la loro continua ricreazione e trasformazione. Una definizione che non è da confondersi con i termini di tutela e conservazione. Per questa ragione, è importante ricordare che gli obiettivi del progetto non sono solo conoscitivi, ma puntano alla salvaguardia e alla sostenibilità, rispondendo a bisogni sociali e ad un progetto di politica culturale.
A questo riguardo AGA, fedele alla sua vocazione, ha proposto un lavoro di rete tra le comunità della Basilicata e quelle della sua già consolidata rete nazionale, basando la scelta delle comunità sulla base di affinità nelle pratiche di gioco e/o alimentazione tradizionale, in modo da favorire effettivi scambi di cooperazione culturale.
Rispetto a un classico contesto di ricerca etnografica sul campo, possiamo rilevare alcune importanti differenze.
Tra gli aspetti di metodo, in un bilancio critico, dobbiamo sottolineare l’importante lavoro svolto dall’associazione nella fase preparatoria di identificazione delle comunità, che ha comportato la messa a punto di alcuni criteri e aspetti-chiave della ricerca da svolgere, comunicati alle comunità in preparazione del terreno e frutto di precedenti esperienze, conoscenze e riflessioni collettive. Un aspetto che può essere visto come un fattore di debolezza – non dobbiamo nascondere la complessità e le difficoltà dell’impresa – ma che a posteriori diventa straordinario strumento di comprensione delle realtà locali, è relativo al fatto di essere stati guidati da associazioni e istituzioni locali, con un debole margine di autonomia del gruppo di lavoro, che si è trovato talvolta esposto al gioco di negoziazioni e conflitti che caratterizzano le dinamiche locali. Abbiamo costantemente lottato con i vincoli temporali dei nostri brevi soggiorni, che ci hanno portato a gestire relazioni locali complesse in un tempo di soggiorno molto limitato. Un grande punto di forza che ha reso questa esperienza potente: la rete di relazioni tra comunità ed il suo potenziale. Nei dieci diversi contesti in cui ci siamo trovati a lavorare, le forti relazioni tra AGA e le comunità sono state una costante risorsa. Se in alcuni casi queste sono frutto di una storia di scambi e frequentazioni legate al festival e al lavoro di rete sviluppato da AGA nei 20 anni di esistenza di Tocatì, in altri si sono connesse alla motivazione delle nuove comunità nell’aprire una promettente pagina di collaborazione con una realtà riconosciuta come legittima. Con il Festival Tocatì, AGA ha infatti avviato un lavoro di valorizzazione delle piccole comunità di gioco, che riconoscono questa capacità di sostegno ai loro sforzi nei contesti locali. L’intensità delle relazioni ha contribuito a creare un clima di fiducia, il senso condiviso di un progetto comune, sviluppando e disegnando un orizzonte di concrete possibilità di restare connessi, iscrivendo l’esperienza di collaborazione in una prospettiva di continuità.
Questo clima collaborativo unito alla volontà di costruire polifonie mettendo in dialogo punti di vista diversi dentro le comunità, ci ha fatto scegliere la strada dei “racconti di comunità” che sono la cifra dei nostri montaggi audiovisivi. Da un punto di vista della comunicazione e della rete, questo è il risultato più forte in termini di restituzione (non solo conoscitiva, ma emotiva e affettiva) della visione del mondo da cui nasce il progetto.
Team di ricerca: Insieme al Direttivo dell’Associazione, che riunisce il gruppo dei fondatori ed è organo di governo e indirizzo delle diverse attività, fanno parte del team: una ricercatrice antropologa culturale con una missione di coordinamento scientifico, formata dall’UNESCO per assistere comunità e istituzioni nei processi di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale; una professionista dedicata alla comunicazione, alla cura delle attività di ricerca, alla documentazione partecipativa e alle relazioni con le comunità; una professionista fotografa e videomaker, con una missione di cura della documentazione audiovisiva; una professionista dedicata alla gestione logistica e operativa del progetto. Il gruppo di lavoro comprende i membri dell’Associazione Giochi Antichi (AGA) e il suo direttivo formato da appassionati volontari, con i quali il dialogo è costante.
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